Motivi, Integrazioni, Lavagne, Ippocampi.

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I motivi dietro 4×4

Questo non è il mio primo Podcast. Il precedente lo aprii sette mesi fa, il 21 giugno del 2019. Ero curioso di testare questo nuovo modo di comunicare che tanto stava prendendo piede e macinando numeri decisamente interessanti, perciò mi documentai su come pubblicarne uno e registrai tre puntate utilizzando niente popò di meno che il microfono del mio telefono. Qualche settimana fa decisi di chiuderlo visto che, tanto, l’esperimento era stato fatto e non avevo apparenti motivi per portarlo avanti fino a che, collegandomi ai vari account da chiudere non mi sono imbattuto in una serie di dati interessanti:

  • 78 persone si iscrissero al Podcast;
  • i follower di Twitter crebbero da 25 a 366 (con un picco di 498);
  • quelli di Instagram da 30 a più di 800;
  • avevo una media di 25 nuovi accessi giornalieri al mio sito personale.

Ecco, in quel momento mi resi conto dello strumento che avevo in mano e dei risultati (mediocri nel quadro generale, ma straordinari in rapporto all’impegno) che riuscii ad ottenere.

Questo mi ha indubbiamente caricato d’entusiasmo a tal punto da decidere che avrei dovuto riprovarci.

Questa volta però, non sarei andato a spanne.

Così ho ascoltato alcune puntate dei primi dieci podcast più gettonati, per ciascuna categoria, in Italia e nel mondo, appuntando una serie di dati e confrontandoli tra di loro per cercare di individuare i punti in comune ed utilizzarli come base di partenza per un format adatto alla mia persona.

Ed è così che è nato 4X4: 4 argomenti, 4 minuti ciascuno (circa), per un totale di 16 minuti (più o meno) di parlato; ben al di sotto della media del mio campione di riferimento, ma più adatto a quelle che sono le mie esigenze.

In ogni puntata verranno trattati quattro temi:

  • Lavoro, alimentato dalla mia esperienza di tutti i giorni;
  • Studio, dove vi consiglierò quelli che secondo me sono i migliori corsi, libri, eventi, etc., interessanti per la propria crescita (professionale e non);
  • Tecnologia, ovvero hardware o software che uso e reputo particolarmente validi per l’utilizzo di tutti i giorni:
  • Ricreazione, momento in cui parlerò di quello che mi passa per l’anticamera del cervello in quel momento. Facile che si tratti di una mia opinione riguardo a qualcosa (attualità, politica, sport, viaggi, cultura…davvero, non lo so).

La trascrizione del parlato verrà pubblicata contestualmente al podcast e, siccome odio dare le cose per scontate, nella pagina del mio sito dedicata alla puntata in essere, lascerò i link alle fonti da cui traggo ciò di cui vi parlo. Perciò, se non conoscete un riferimento, sapete dove andarlo a trovare.

Il sottofondo musicale che sentite è Kindersz(i)nen (scene d’infanzia), op. 15, una serie di 13 composizioni per Pianoforte di Schumann, ispirate (a suo dire) dai commenti della moglie nei suoi confronti che spesso lo rimproverava amorevolmente di comportarsi “come un bambino”. L’ho scelto perché mi piaceva l’idea del contrasto tra il ricordo della spensieratezza di quando eravamo fanciulli, la serietà dei temi ed il tono scanzonato e genuino con il quale ve li presenterò.

Tappeto che non ho alcuna intenzione di cambiare per una serie di motivi:

  1. Mi piace l’idea che ho avuto;
  2. Casualmente ricopre la durata delle puntate;
  3. Non ho sbattimento di cercare un’alternativa.

Parlando della cadenza del podcast, il proposito è quello di pubblicare bimestralmente, rispettivamente l’1 ed il 16 di ogni mese, ma non vi prometto nulla.

No, non ho WhatsApp (abbandonato ormai da più di due anni), Instagram, Facebook, YouTube: non li ho mai sopportati e soprattutto questo è per me un gioco, un hobby, un personale blocco degli appunti e quindi non ho particolare interesse a far sì che la mia voce venga sparsa per tutto il World Wide Web.

Qualora però desideriate interagire, avete addirittura due modi per farlo:

  • Telegram Messenger, scrivendo a @briani_davide;
  • Twitter, scrivendo sempre a @briani_davide o commentando al tweet della puntata.

Ecco, Twitter mi piace: il limite dei 260 caratteri ti costringe a pensare 10 volte a quello che vuoi scrivere e questo è un ottimo deterrente per chi, in fondo, non ha nulla da dire. In altri casi è spassoso perché dimostra come 260 caratteri siano sufficienti per dimostrarsi un imbecille (e si, regola che è valsa e vale anche per il sottoscritto).

LinkedIn Learning, “Master In-Demand Professional Soft Skills”

Come possiamo tradurre il termine “soft skills”? Direi “competenze trasversali”, ovvero una combinazione di abilità caratteriali, sociali, comunicative che consentono alle persone di trarre il meglio dall’ambiente in cui si trovano; si differenziano dalle “hard skills” che sono invece le “competenze tecniche” relative ad attività specifiche, pratiche e facilmente misurabili.

Se prendiamo per buono lo studio del McKinsey Global Institute pubblicato nel 2017, entro i prossimi 10 anni 800 milioni di persone verranno sostituite sul posto di lavoro da macchine. Guardate i progressi di Tesla nella guida autonoma: non è difficile credere che nel 2030 non vedremo più un taxista in giro.

Dando quindi per buona la previsione di McKinsey, ne consegue che le caratteristiche più umane dell’essere umano (perdonate il gioco di parole) avranno sempre maggiore importanza.
Questa cosa per me è decisamente un problema dato che vengo definito da chi mi vuol bene come un umano con l’empatia di un T-800.

Sempre in tema di competenze, il World Economic Forum, sentita una platea di migliaia di aziende e società di risorse umane, ha rilasciato un report dove elenca le competenze che verranno più ricercate in questo 2020:

  • Comprensione, gestione e risoluzione di problemi;
  • Pensiero critico, ovvero l’utilizzo della logica (alla Sig. Spock) per analizzare pro e contro di una situazione;
  • Creatività, ovvero pensare fuori dagli schemi ordinari ed avere il coraggio di esprimere le proprie folli idee;
  • Gestione delle persone, quindi la capacità di relazionarsi con gli altri e trarre il meglio da ciascuno di loro;
  • Coordinamento, autogestione dei propri compiti e capacità di coordinarsi e/o coordinare (a seconda del ruolo) gli altri elementi della squadra di cui si fa parte;
  • Intelligenza emotiva, capire gli stati d’animo altrui, saperli gestire ed utilizzare per ottimizzare la produttività dell’individuo;
  • Capacità di giudizio e di decisione, che coinvolge sia la capacità di ascoltare il gruppo ma prendere decisioni in autonomia, assumendosi la responsabilità del fallimento ma condividendone il successo;
  • Disponibilità, quindi la predisposizione a rendersi premurosi, collaborativi ed utili;
  • Negoziazione, quindi portare quanta più acqua al proprio mulino per il bene dell’azienda;
  • Capacità di adattamento, alle situazioni o alle persone.

Personalmente, nessun problema riguardo capacità analitiche e di giudizio ma per quanto riguarda quelle relazionali dovrò lavorarci un po’ su.

Ecco perché, consapevole delle mie carenze, ho trovato su LinkedIn Learning un percorso chiamato: “Master In-Demand Professional Soft Skills” che mi sta aiutando parecchio a colmare le lacune.

LinkedIn Learning è una piattaforma di teledidattica, ovvero permette la fruizione di un catalogo sterminato di corsi di qualsiasi tipologia e genere tenuti da professionisti di altissimo profilo ed esperti del settore.

La durata complessiva del percorso è di 9h 35min., articolato in 9 argomenti trasversali rispetto a qualsiasi professione: si va dalla costruzione della fiducia, all’ascolto attivo, sviluppo della resilienza, pensiero critico e c’è anche un capitolo dedicato a “Getting Things Done” (forse il più famoso metodo di gestione del tempo) registrato direttamente dal suo inventore, David Allen.

LinkedIn Learning ha una prova gratuita di 30 giorni (che vi consiglio di effettuare), dopodiché il costo è di circa € 300,00/anno (iva compresa).

Microsoft Whiteboard

Penso di essere stato uno dei primi ad installare Microsoft Whiteboard, da quando anni fa venne pubblicata sul sito Microsoft Garage, un blog ufficiale Microsoft dedicato ai progetti indipendenti degli sviluppatori della casa di Redmond: andate a vederlo perché è molto interessante. Dal Garage sono nate app come Microsoft Launcher, uno delle interfacce Android migliori che abbia mai provato (la uso da sempre) che ha fatto talmente tanta strada da diventare l’interfaccia dei prossimi Surface Duo.

Microsoft Whiteboard è una lavagna virtuale, adatta per tutti quei dispositivi Windows che dispongono di uno schermo sensibile al tocco (io personalmente lavoro con un Surface Pro 4).

Parlando del mio lavoro (e dell’amore che provo per le lavagne magnetiche in generale), è di una utilità impagabile; soprattutto (ma non soltanto) per le sessioni di brainstorming quando è irrilevante la portata della stupidaggine che dici, l’importante è che la imprimi sulla lavagna dove tutti possono vederla: ci si preoccuperà poi a metterla al posto giusto.

Ed è proprio questo il punto: scrivere qualcosa su una lavagna significa imprimerlo nella nostra testa: ciò che viene detto, pensato, abbozzato durante questi incontri è reso visualizzabile, tangibile e mutabile in questa tempesta di colori, forme e post-it. La lavagna diventa un’estensione del cervello e quando più persone collaborano sulla medesima superficie, ecco che allora le capacità computazionali di ciascuno aumentano esponenzialmente.

Microsoft Whiteboard in questo senso, permette tutto ciò anche se si è distanti, durante una teleconferenza, se non si possiede una lavagna oppure si ha semplicemente bisogno di più spazio; da questo punto di vista Whiteboard è al top perché mette a disposizione infinite lavagne, di infinite dimensioni (con infiniti post-it virtuali) e permette la collaborando tra un massimo di 24 persone contemporaneamente ed in tempo reale, salvando tutto in cloud.
Ultimo, ma non ultimo, permette l’esportazione della lavagna in formato vettoriale.

Il tutto, a costo zero. Si, perché Microsoft Whiteboard è completamente gratuita.

Il mio consiglio è quindi di provarla, anche solo per gioco.

Effetti dell’esercizio fisico sul cervello

Perché fare esercizio fisico? Quante volte ce lo siamo chiesti prima di andare nella palestra di cui abbiamo pagato l’abbonamento per un intero anno, senza mai esserci andati mezza volta? Però le scarpe nuove le avete prese eh?

Beh, non ho motivo di farvi la morale: ho passato anni a fare la stessa cosa. Certo, non sono mai arrivato ad avere il fiatone passando dalla tazza del water al lavandino, ma è stata dura (ma chi prendo in giro: è dura) trovare una motivazione davvero convincente per sé stessi, tale da vincere la pigrizia ed andare ad allenarsi.

Sì, perché se la propria salute fisica e longevità non sono argomenti sufficientemente convincenti (per la serie: “aò, se devo morì, che devo morì sano? Daje con sta carbonara!”) quando parliamo della nostra testa, tutti si augurano di essere lucidi per la maggior quantità di tempo possibile.

Nella ricerca di una soluzione al mio quesito, mi sono imbattuto in un articolo sul sito della Harvard Medical School che spiega come alcuni studi hanno dimostrato come l’esercizio fisico migliori alcune funzioni del cervello: lì per lì ho immaginato si trattasse di quelle funzioni che ti spingono a mangiare una vaschetta di gelato con dentro pezzi di pizza sorseggiando dell’Estathè al limone (roba da bruciarti talmente tanto lo stomaco da farti esibire da Greta Thumberg in quanto fonte di energia alternativa), ma apparentemente mi sbagliavo.

In un articolo del 2008, il prof. Ploughman spiega come l’esercizio fisico apporti una serie di benefici collegati alla capacità di creare nuovi neuroni (neurogenesi) ed a quella di modificare l’intensità e la quantità delle relazioni tra essi. In particolare, l’esercizio aerobico accrescerebbe le dimensioni dell’Ippocampo (la parte del cervello coinvolta nella gestione della memoria) e della corteccia prefrontale (la guida dei pensieri e delle azioni in accordo ai propri obiettivi)

In sostanza, fare attività fisica:

  1. diminuisce l’ansia e lo stress, migliorando le nostre capacità mnemoniche e di pensiero complesso;
  2. migliora l’elaborazione delle emozioni;
  3. previene l’insorgere di gravi condizioni neurologiche;
  4. ci rende euforici;
  5. aumenta energia, concentrazione ed attenzione;
  6. ostacola il processo d’invecchiamento;
  7. migliora la circolazione sanguigna.

Dall’altra parte è interessante constatare come altri studi abbiano dimostrato una correlazione tra cervello ed obesità.

Il 9 dicembre del 2019, è stato pubblicato uno studio effettuato negli Stati Uniti, condotto su 3.190 bambini tra i 9 ed i 10 anni. I ricercatori hanno calcolato l’indice di massa corporea dei soggetti (1 su 3 aveva un BMI che li classificava come sovrappeso o obesi), effettuato risonanze magnetiche del cranio e testato i bimbi per valutarne funzioni come memoria, linguaggio, ragionamento ed autocontrollo.

Le risonanze magnetiche dei bambini più robusti hanno rivelato un volume leggermente inferiore nella regione del cervello che regola compiti quali la capacità di pianificare, controllare gli impulsi e gestire più attività contemporaneamente; i punteggi dei testi inoltre erano leggermente peggiori dei loro compagni.

Quindi? Quanto dobbiamo sgobbare per non cominciare ad essere rincoglioniti dai 30 anni? Apparentemente due ore e mezza a settimana.

Io, nel dubbio, a 32 anni, ho una media di 5 ore; speriamo di non morire d’infarto.

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